Sono giorni strani e non è facile scrivere con il cuore leggero. Sono giorni surreali, cose mai vissute che si susseguono senza che ci sia il tempo di metabolizzarle appieno. Sono giorni di ansia collettiva, una grande schizofrenia che colpisce senza avviso e senza confini. Un’inquietudine che dilaga e che si va per me a posare sopra altra inquietudine, quasi inglobandola e portando le mie personali preoccupazioni ad essere parte di un tutto indefinito ed imprevedibile. Lo dico ora e non so se vorrò parlarne ancora, ma la paura per il futuro aveva bussato alla porta di casa già prima di tutta questa follia e con noi resterà anche quando ciò sarà passato. E’ stato come un uragano che all’improvviso ha minato le fondamenta di tutte le nostre certezze, ci ha cambiati e mi ha cambiata. Non è stato facile trovare dentro di sè gli strumenti per affrontare ogni cosa, non sapevo mesi fa cosa ci avrebbe riservato il futuro e non lo so ora che alla mia dimensione si sovrappone quella di un intero paese, di un intero pianeta. Una cosa so per certo, so sperare. E so essere felice, nonostante le brutture che la vita ha deciso di riservarmi. Questo mi fa credere che sarà così, che ho il diritto ed il dovere di urlarlo a gran voce:

Andrà tutto bene!

Ieri con i bambini abbiamo dipinto un grade cartellone, quell’arcobaleno simbolo di fiducia e ottimismo che ci entra dentro con i suoi colori e la sua positività. Oggi lo faccio qui, su queste pagine, futili ed inutili quanto basta per non avere altre pretese se non quella di portare un sorriso in questo clima di forte apprensione. Per chi come me a volte vacilla, ma sa volgere lo sguardo alla bellezza che ci circonda.

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